L’importanza della crescita personale

(Perché le abilità che ti hanno portato fin qui non sono sufficienti a fare un salto di livello)

Questa è una delle classi -e uno degli articoli- più complesse e particolari di questa serie, coinvolge tanti aspetti personali e relativamente poco tangibili, ma fondamentali. Che cosa significa “crescita personale”? Non cresciamo già naturalmente? Ci accadono cose, impariamo lezioni, guardiamo gli altri, facciamo sbagli che cerchiamo di non ripetere, non è già questa una crescita?

Un giorno ho sentito una frase che in qualche modo a mio avviso spiega il senso della crescita personale: “per ottenere ciò che desideri, devi diventare la persona che ottiene i risultati che desideri.”. Insomma, se vuoi pesare meno e vuoi essere in forma non puoi essere “uno che sta sul divano”, devi diventare uno che corre e mangia sano. Ma che cosa succede se applico questo concetto ad altri obiettivi più sofisticati, come l’avere successo, essere una bella persona, una grande imprenditore, un buon leader? (che poi, che cosa significano queste cose per me?)

Insomma, se devo perdere peso so già cosa devo fare: smetterla con la vaschetta di gelato dopo cena, magari andare da un nutrizionista, cominciare a fare sport e fare queste cose con costanza per lungo tempo -o per sempre-, non solo la prima settimana dopo le feste di fine anno. Volendo portare avanti il paragone, e dal perdere peso vuoi diventare un triatleta, forse ti serve avere un coach, seguire una dieta ferrea, un programma studiato e testato, un sistema di KPI di controllo e avere una volontà di ferro. La dimensione del tuo obiettivo determina l’ampiezza degli sforzi che devi fare.

Ma perché dovrei o cambiare? Perché le abilità che ho in questo momento mi hanno portato dove sono, ma difficilmente mi porteranno un livello più su.

Che cosa aiuta le persone a crescere? Non ho una ricetta universale, ognuno di noi è diverso e proviene da situazioni differenti -la vita, la famiglia, gli amici e le circostanze-, ognuno ha le proprie abilità, paure, credenze, preconcetti, idee. Con questo articolo ti racconto cosa è servito a me, cercando di estrarne delle indicazioni valide per più persone possibile.

Innanzitutto ti dico che “sapere” non è “saper fare”. Posso over letto mille libri di management e avere un master, ma se poi ad esempio non guardo i numeri della mia azienda su base almeno settimanale perché sono troppo preso da mille urgenze, sto mettendo a repentaglio la prosperità e il futuro del mio business. Mi è successo con svariati libri di management, ad esempio Tom Peters, “ovvio, che banalità, io elogio quesi somari dei miei collaboratori”. Avevo letto, pensavo di aver capito.

La prima cosa che mi ha consentito di cambiare è stata imparare ad avere “assenza di giudizio” ed eliminare i pregiudizi (lo so che la frase fa schifo ma non me ne vengono di migliori). Che cosa sono il giudizio e il pregiudizio? Sono varianti dello stesso atteggiamento, ad esempio giudicare un comportamento senza indagarne le cause, trarre conclusioni su persone e azioni senza averne compreso i perché, o anche solo dirsi “se questa persona ha compiuto questa azione è perché aveva le risorse per fare solo questo”. Se un mio cliente mi fa richieste che ritengo stupide non è uno stupido, semplicemente non ha la mia stessa competenza delle complessità del mio lavoro (soprattutto, se tanti clienti mi dicono la stessa cosa forse è anche colpa mia che non mi spiego bene ;).

Un secondo passaggio è relativo alla consapevolezza: sono dove voglio essere, sto facendo ciò che desidero o mi ritrovo in situazioni che non desidero e non controllo? Sono presente a me stesso, agisco secondo la mia volontà o sono in balìa degli eventi, delle emozioni o delle decisioni di altri? So chi sono, cosa desidero, che cosa sono bravo a fare e che cosa non so fare, sia in termini professionali che di comportamento o di interazioni nella vita quotidiana?

A questo punto si entra nell’ambito dell’orientamento agli obiettivi. Non diventi un buon gestore d’azienda se non sei orientato agli obiettivi. Ho passato anni a reagire di stomaco alle cose, a rispondere per orgoglio, emotivamente, senza pensare ai miei interessi e obiettivi. Magari tu che stai leggendo sei un po’ più opportunista di me -nel senso buono del termine-, ma ti assicuro che per me è stata una zavorra per anni, ho perso grandi occasioni e buttato soldi e risorse con risposte orgogliose o fatto azioni stupide tipo acquistare la macchina più grossa di qualcuno che conoscevo quando non potevo permettermelo. Come dicono ai costi di formazione, “se non hai obiettivi tuoi, porti avanti gli obiettivi di qualcun altro”.

Le abilità relazionali servono più delle competenze (e immagina a metterle assieme)
Per anni ho pensato di essere un grande professionista e che i clienti dovessero inchinarsi davanti alle mie capacità e competenze. Ti racconto questa, così se vuoi chiudi ora questa pagina. Tanti anni fa -il mio amico Davide è testimone- andiamo assieme da un prospect e questo tutto contento mi fà vedere il suo nuovo biglietto da visita, intruppato di informazioni e IN COMIC SANS. Se hai avuto un brivido tu ed io ci capiamo. Infatti gli ho detto una cosa del tipo “bella merda, te lo rifaccio meglio” Due cose ti dico ancora. Primo, io non fatturavo un accidente e lui era nell’ordine dell’equivalente odierno del paio di milioni di euro. Secondo, non ci ho mai lavorato, né mi hai mai più voluto rivedere. Stupefacente, vero?
Ora non ti dico di indossare una falsa maschera sorridente e opportunista ad ogni incontro professionale, ma c’è una via di mezzo in tutto. “Le persone dimenticano cosa hai detto ma ricordano come le hai fatte sentire” diceva Maya Angelou.
Insomma l’ascolto interessato dell’altro, le abilità relazionali, il credere nelle persone e nelle loro abilità differenti dalle mie… mestiere difficile e affascinante 🙂
In tutto questo si intersecano dinamiche più tecniche come PNL, ascolto attivo e abilità di vendita, tutte cose che sembrano nate per rifilare qualcosa al tuo interlocutore ma che, se usate bene, ti diranno molto su te stesso e ti apriranno un mondo meraviglioso, quello dell'”altro”.

Certo, è importante rimanere con i piedi per terra ed essere sempre orientato all’obiettivo. Se sei “molle” farai sempre fatica a chiudere… aspetti che ti richiami il cliente perché fà brutto pressarlo? Non lamentarti se il lavoro lo prende qualcuno più insistente (e meno capace) di te. I tuoi collaboratori staccano alle diciottozerozero e tu devi correre per tappare i loro buchi? Chiediti perché nelle grandi agenzie fanno la notte e da te no.
Aggiungi a tutto questo che ogni tanto nella testa ti dici “vabbè”, “questo non era necessario vincerlo”, “ma sì qui hanno un po’ ragione anche loro”… e poi qualcuno più determinato di te si porta a casa budget e premi. Non dico comportarsi male, ma se hai obiettivi importanti una sana competizione nella vita ci vuole.

E vogliamo parlare di quella vocina nel retrocranio tipo “fai uno sconto”, “chiedi di meno”, “è troppo non te lo meriti”… le tue credenze sul denaro e la prosperità possono condizionarti più di quanto non immagini, e puoi finire per sabotarti.

“Tu sei la media delle cinque persone che frequenti di più”, diceva Jim Rohn.
Ti è mai capitato di chiederti perché nel tempo hai frequentato certe persone con cui oggi non hai nulla da spartire e tantomeno te le porteresti dietro in qualche attività complicata e rischiosa? Forse tu sei cambiato e loro no?
Se frequenti dei lamentosi cazzoni che passano le giornate al bar a spiegare al prossimo come avrebbero allenato e diretto la loro squadra del cuore nell’ultimo fine settimana -mentre nel loro quotidiano sono dei falliti imbarazzanti-, non chiederti perché non hai successo. Non ti sto dicendo di far fuori su due piedi amici, partner e parenti per andare a cercare un imprenditore di successo e vivere abbracciato a lui, ti chiedo di fare una riflessione sulle persone che frequenti e che influenzano la tua esistenza. Chi ti motiva e ti esorta? Chi ti dice “non ce la farai mai, che cazzo ti sbatti a fare”? Hai qualcuno che crede in te e ti supporta nella tua cerchia di amici? Soprattutto, hai qualcuno che ha già raggiunto almeno uno dei tuoi obiettivi e può raccontarti come ha fatto, guidandoti nelle scelte quotidiane?

Insomma, come imparano le persone? Il grosso lo imparano fuori comfort, quando sono imbarazzo, nei casini o in difficoltà. Tutto questo senza dimenticarti dell’etica (se non hai un quadro di valori forti rischi che quello che costruisci non stia in piedi a lungo) e della tua energia, perché alla fine sei il motore della tua agenzia, del tuo gruppo e spesso anche del tuo circolo di conoscenze, non puoi permetterti di non essere carico anche per loro.

Per concludere, quante sono le cose che devi imparare per diventare la persona che vuoi essere, quella che raggiunge gli obiettivi che hai in mente, anche quelli più folli che non hai il coraggio di raccontare a nessuno?
Millemila probabilmente, e non si finisce mai, quindi comincia ORA.

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